In questo periodo, complice l’uscita e la fuoriuscita della serie tv “Cani da Incubo“, il mondo della cinofilia ha riaperto un dialogo, ahimé non sempre costruttivo, su uno strumento: il collare a strozzo o a scorrimento.
I grandi sostenitori affermano: “Non fa male al cane, perché il suo collo è molto più forte di quello umano e tra simili si mordono il collo per comunicare“. L’altra parte dissente, elencando tutti gli studi veterinari che illustrano i danni provocati da un uso scorretto e/o prolungato del mezzo. Chi avrà ragione?
Come funziona il collare a strozzo o guinzaglio retriever?
Prima di iniziare il nostro viaggio odierno nell’etologia canina e nella storia di questo strumento così controverso, è importante spiegare come funziona il collare a scorrimento o il suo “fratello” guinzaglio retriever.
Il collare a strozzo è composto solitamente da una catena e due anelli. La catena scorre all’interno dell’anello per creare un cappio, all’interno del quale si inserisce il collo del cane. Il guinzaglio si attacca all’anello “libero” che deve stare sempre in alto.
Quando il cane va al passo, la catena resta morbida, come un qualsiasi altro collare. Quando, invece, il cane tira in avanti, il cappio si stringe creando “pressione” su tutto il collo. La sensazione di fastidio dovrebbe indurre il quadrupede a non tirare o scagliarsi su cani e persone.

Nel guinzaglio retriever, guinzaglio e collare sono praticamente incorporati ma ha un funzionamento molto simile, come puoi vedere nell’immagine qui sopra. Solitamente sono in corda, quindi un materiale più morbido.
Alcuni degli strumenti attualmente in commercio presentano dei ganci di sicurezza che impediscono che la pressione esercitata sul collo del cane sia così forte da arrivare a “strozzarlo” (da qui il nome del collare). Il problema è che non tutti presentano questi marchingegni e spesso sono regolati male, rendendo vana la presenza di qualcosa che potrebbe impedire o ridurre i danni fisici al collo del cane.
La pressione sul collo è paragonabile a un “morso educativo”?
Chi studia etologia sa bene che i cani comunicano molto attraverso il collo: girando la testa in una direzione piuttosto che in un’altra, facendo pressione o addirittura arrivando a mordere un simile. Quando questo accade, però, la pressione esercitata con il corpo o con la bocca è millimetrica: lo scopo difficilmente è quello di ledere l’altro, ma più quello di bloccarne i movimenti. Infatti, l’azione si interrompe istantaneamente appena si ottiene l’atteggiamento desiderato o si ricevono segnali pacificatori da parte dell’altro soggetto in causa.
Questo comportamento è il risultato di anni di evoluzione ed è parte di una comunicazione molto complessa. La pressione sul collo infatti è accompagnata da tanti altri segnali (prossemica, vocalizzi, sguardi, segnali calmanti) che aiutano i due cani a dirsi esattamente quello che vogliono esprimere.
Viene da sé, quindi, che un intero codice di comunicazione non possa essere in alcun modo copiato da un umano che tira il guinzaglio e una catena che si stringe intorno al collo facendo pressione anche sulla gola del cane (cosa che non viene fatta in una normale interazione tra animali). Manca tutto il contesto. Il cane che indossa il collare a strozzo tira, sente disagio (se non addirittura dolore) e smette di fare quello che stava facendo. Nulla di più e nulla di meno.
Anatomia e salute: i danni fisici del collare a scorrimento e retriever
Come abbiamo accennato qui sopra, il collare a strozzo e il guinzaglio retriever avvolgono il collo del cane, toccando anche la gola. In questa parte, esattamente come per gli umani, ci sono tanti organi di vitale importanza, come la trachea e la tiroide. La pressione prolungata e gli strattoni ripetuti possono causare innumerevoli danni fisici anche molto gravi. Ve ne elenchiamo giusto qualcuno:
- irritazione fino al collasso tracheale. I continui colpi a quella zona potrebbero nel tempo causare danni alle cartilagini;
- traumi alla tiroide e squilibri endocrini. La pressione frequente potrebbe causare delle infiammazioni e incidere sul funzionamento di questo organo molto importante per la vita dei cani. Il danno potrebbe anche evolvere in ipotiroidismo, condizione che porta apatia, aumento di peso, problemi cutanei e del pelo, intolleranza al freddo;
- lesione alla colonna vertebrale. In uno studio svedese sul dolore, sui danni o sulle modificazioni della colonna vertebrale nei cani, è stata ampiamente dimostrata una correlazione tra questo tipo di problemi e il tirare al guinzaglio. Questi stessi danni, infatti, sono stati riscontrati anche in cani che usano il collare fisso;
- danni neurologici. Un collare a strozzo usato da mani inesperte e/o violente potrebbe portare una mancanza di ossigeno così prolungata da incidere sul funzionamento di tutto il sistema nervoso e cerebrale del cane. Le lesioni potrebbero essere transitorie (svenimenti, paralisi temporanea delle zampe anteriori) o permanenti;
- aumento della pressione oculare, causata dalle sollecitazioni esercitate sulle vene giugulari.
“Se usato bene il collare a strozzo non fa danni”: realtà o falso mito?
Chi è solito usare questo strumento nei suoi percorsi di addestramento/educazione (sebbene non siano sinonimi come potrai scoprire in un articolo dedicato che presto prenderà la luce) si giustifica dicendo che le lesioni possono essere prevenute montando il collare nel “modo giusto”, rispettando la regola della “p” e della “q” a seconda della posizione del cane. In pratica, se il cane cammina alla tua sinistra, ponendolo di fronte, il collare dovrebbe formare una “p”. Al contrario, se condotto a destra, lo strumento dovrà simulare la “q”. Così facendo l’anello dovrebbe scorrere liberamente, allentandosi immediatamente appena il cane o l’umano diminuiscono la tensione.
Sicuramente un uso “corretto” può prevenire i danni più gravi (come quelli neurologici, gli svenimenti e l’innalzamento della pressione oculare), ma questa regola presenta molti limiti. Abbiamo già scritto su questo blog di quanto sia importante che un cane esplori liberamente durante la passeggiata, passando in condotta solo i momenti strettamente necessari (es: marciapiede molto stretto, presenza di molte persone o cani). Sembra quindi impensabile che un quadrupede (anche il più educato) mantenga la stessa posizione per tutto il tragitto. In alcuni momenti, il collare potrebbe non trovarsi nella posizione desiderata, causando sollecitazioni eccessive a livello di collo e gola. Lo stesso accade se il cane tira in modo costante, perché non sa magari ancora andare al guinzaglio.
Dunque, il principio meccanico su cui si fonda non rende questo strumento perfettamente sicuro per la salute del cane in ogni caso.
Da sottolineare che non tutti questi danni sono collegati a un uso scellerato dello strumento. Talvolta dipendono solo dal tempo di utilizzo.
Per approfondire vi lascio l’articolo di un veterinario sui danni fisici causati dal collare a scorrimento a mio parere ben fatto.
Cosa succede nella mente del cane?
Dopo aver elencato gli innumerevoli danni a livello fisico, è arrivato il momento di spiegare cosa accade esattamente nella mente del cane e cosa apprende quando indossa un collare a strozzo o guinzaglio retriever.
Per farlo facciamo un esempio facilissimo. Immaginiamo che il tuo cane stia passeggiando al tuo fianco, quando dall’altra parte della strada appare il suo acerrimo nemico (il cane che odia da quando è piccolo) insieme al suo umano. Appena lo vede, si scaglia contro, superandoci e iniziando ad abbaiare. Ti è successo varie volte? Lo so, è piuttosto comune e non è certo segno di un problema comportamentale (è normale che un cane abbia delle simpatie e antipatie. Diverso è se c’è un pregiudizio nei confronti di tutti i suoi simili, magari legato a una forte paura e traumi passati).
Bene, avendo indosso un collare a scorrimento, il cappio intorno al collo si stringerà, magari improvvisamente e causando un forte fastidio al cane. Questa sensazione spiacevole diventa quindi il centro della sua attenzione, se particolarmente dolorosa (se la motivazione è più elevata del dolore, il cane continuerà a tirare come se nulla fosse, ve lo garantisco). Appena il cane smette di esibire questo comportamento, la tensione sparisce insieme al fastidio. Dopo varie ripetizioni, il cane “impara” come procurarsi il “piacere”, ma non è affatto detto che capisca perché non sia necessario scagliarsi sull’altro cane: il comportamento da noi desiderato è ottenuto attraverso l’inibizione e non grazie al ragionamento.
Il rischio è che soprattutto i soggetti più fragili e paurosi oppure i cuccioli creino delle associazioni assolutamente sbagliate, del tipo: “Quando vedo i cani e mi avvicino a loro per conoscerli, provo dolore. L’incontro con i miei simili è brutto“.
Per tutti questi motivi, ben si comprende come l’uso di questo collare poco si sposi con la quotidianità: soprattutto se messo nelle mani sbagliate, diventa in pochi istanti un mero strumento di coercizione.
Da dove arriva il collare a strozzo? Breve storia dalla nascita di questo strumento a oggi
Forse te lo starai chiedendo: “Ma allora, se è così pericoloso, perché viene usato e chi lo ha inventato?“.
Il collare a strozzo è un’invenzione molto antica, che riflette una cultura ben diversa rispetto a quella attuale che vede il cane come un essere vivente senziente. Un articolo di World History Encyclopedia racconta che i primi collari a scorrimento furono inventati dagli antichi greci, ed ebbero una grande diffusione in epoca romana. All’epoca c’era l’esigenza di controllare il cane e proteggerlo dai grandi predatori (come i lupi). Il modello così come lo conosciamo attualmente è stato brevettato nel 1950 negli Stati Uniti da Louis S. Elsinger.
Fino agli anni ’80, il cane è stato generalmente considerato solo come una macchina che esegue gli ordini; quando provava a ribellarsi andava punito più che capito. Le teorie basate sulla dominanza violenta e l’addestramento cinofilo di stampo militare e utilitaristico hanno trovato in questo collare il loro simbolo. D’altronde negli stessi anni anche la pedagogia umana considerava le bacchettate sulle dita e le punizioni dietro la lavagna come dei validi metodi educativi.
Poi qualcosa è cambiato, l’etologia ha fatto passi da gigante e ha scoperto che la dominanza non si basava sulla violenza. Un leader è colui che sa trainare le masse, che viene scelto per le sue capacità, che sa prendersi cura degli altri, che coopera per garantire il benessere del gruppo. I cani hanno conquistato gradualmente una dignità, diventando dei veri e propri membri della famiglia. Gli studiosi si sono concentrati sulla comunicazione del cane, sulla sua mente, sulle tecniche di apprendimento: hanno scoperto che nei mammiferi paura e dolore attivano l’amigdala innescando meccanismi di fuga o reattività. Un cane continuamente strattonato (con il collare a strozzo, ma anche con gli altri mezzi) impara a fuggire dal dolore, inibendo se stesso (uno stato psicologico noto come impotenza appresa). Ma di certo non comprende come camminare con noi.
Perciò, il collare a strozzo è uno strumento anacronistico, ampiamente superato dalla pettorina a H (perché non sono tutte uguali, ti aiuto a scegliere il modello giusto in un articolo dedicato). Anche il collare fisso e la martingala possono diventare dei validi aiuti in alcuni casi. L’importante è garantire sempre il benessere psico-fisico del cane.
Il collare a strozzo verrà vietato in Europa e in Italia?
Oltre alle polemiche legate al documentario di Amazon Prime, un altro avvenimento ha acceso nuovamente i riflettori su questo strumento: la pubblicazione del regolamento UE sul benessere di cani e gatti e la loro tracciabilità. Il testo approvato da Parlamento e Consiglio nel Capitolo II all’articolo 18 (Painful practices) parla del collare a strozzo (e non solo) in questi termini:
“Operators shall ensure that handling practices that cause pain or suffering are not performed, including: […] (e) using prong collars; (f) using choke collars without a safety stop“.
Ecco la traduzione in italiano:
“Gli operatori devono garantire che non siano effettuate pratiche di gestione che causano dolore o sofferenza, tra cui […] (e) l’uso di collari a punte; (f) l’uso di collari a strangolo privi di fermo di sicurezza“.
Come si legge nel testo, al momento questo divieto riguarderà solo gli operatori. Questa la definizione riportata nel regolamento:
“any natural or legal person that places dogs or cats on the market and that is responsible for a breeding establishment, selling establishment or shelter and for the dogs or cats kept there, or that places dogs or cats in a foster home and that is responsible for the dogs or cats kept there“.
Cioè:
“qualsiasi persona fisica o giuridica che immette cani o gatti sul mercato e che è responsabile di una struttura di allevamento, di una struttura di vendita o di un rifugio e dei cani o gatti lì custoditi, oppure che colloca cani o gatti in stallo ed è responsabile dei cani o gatti lì custoditi“.
Il regolamento diventerà operativo a partire dal 2028, ma sono previste delle tempistiche di adeguamento graduali: venditori, allevatori e rifugi infatti avranno quattro anni di tempo per adeguarsi. In futuro le norme verranno estese anche ai proprietari di animali domestici: si parla di 10 anni per i cani e di 15 anni per i gatti.
In ogni caso sicuramente si tratta di una grande occasione, perché queste figure potrebbero insegnare a questi cani a usare la pettorina a H e iniziare a sensibilizzare i proprietari prima ancora che parta l’obbligo.
La normativa europea dovrà poi essere recepita dai vari Stati membri che dovranno preparare un decreto legge ad hoc. Il nostro Paese, però, sembra essere già su questa linea: dal 2025 è presente un disegno di legge di iniziativa della senatrice Domenica Spinelli che propone il divieto della vendita (anche online), l’utilizzo e la detenzione di collari a strozzo o elettrici per animali, con lo scopo di favorire la diffusione di “pratiche di addestramento etiche basate su metodi non coercitivi, non violenti, non punitivi“. Per diventare operativo il testo dovrà essere approvato da Camera e Senato. Questa presa di posizione da parte della politica, però, fa sperare in un decisivo cambio di rotta che porterà al definitivo riconoscimento degli animali come esseri senzienti. Noi di Baubaustories ci auspichiamo che questa sia una storia a lieto fine.

[…] guinzaglio a sua volta deve essere legato a una pettorina o a un collare rigido (quelli a strozzo o semi-strozzo per me non sono altro che mezzi di coercizione, più o meno velata. Per questo non […]