Fin da bambina mi sono sempre sentita parte di un insieme, in cui non ci sono creature di serie A e di serie B, esiste solo la vita. Questo pensiero mi ha sempre portata ad avere un certo trasporto nei confronti della natura e degli animali. Ho sempre pensato, che pur parlando linguaggi diversi, fosse possibile capirsi in qualche modo. Così, quando ho adottato Lady, fin dalle prime settimane ho sentito il bisogno di chiedere l’aiuto di un educatore cinofilo che mi insegnasse a comunicare e pensare come un cane.
Ti ho già raccontato in un precedente articolo che trovare il professionista giusto non è stato immediato: io e Lady ci siamo riuscite fortunatamente al secondo tentativo. Ma ci sono persone che consultano esperti cinofili su esperti, senza trovare mai una soluzione.
Questo cane è impossibile!
Quante volte lo hai pensato? Ma ecco, per me i cani “impossibili” non esistono, e quelli che hanno bisogno davvero di psicofarmaci sono in realtà pochi. Per lo più, i cani “non educati” che si trovano in giro sono esseri viventi non capiti. Probabilmente è il metodo a essere sbagliato, non il tuo amico a 4 zampe.
Per questo vorrei parlarti dell’approccio educativo cognitivo relazionale e del percorso di studi che sto attualmente facendo con la scuola di ThinkDog per diventare io stessa educatrice cinofila. L’obiettivo non è certo quello di screditare altri metodi, ma quello di farti conoscere qualcosa di nuovo. Prendila come una chiacchiera tra amici: magari ti rivedrai tra queste righe, come io mi sono ritrovata nelle parole di Alessandra, la professionista che mi ha aiutato a parlare con il mio cane per la prima volta, ormai 6 anni fa…O in quelle di Angelo, Marina, Laura, Fausto e tutti i preziosi insegnati che mi stanno accompagnando nel mio percorso formativo.
Cos’è l’approccio cognitivo relazionale
Se dovessi trovare una definizione, direi che l’approccio cognitivo relazionale si basa sul riconoscere il cane come un individuo senziente, con emozioni e capacità cognitive singolari. Questo metodo educativo mira alla costruzione di un rapporto basato su fiducia, empatia e comunicazione reciproca in cui il cane possa vedere il suo umano come una guida chiara e coerente e non come un padrone a cui obbedire per paura o per ottenere un bocconcino come premio.
L’approccio cognitivo relazionale ha superato sia i vecchi metodi di dominanza e coercizione, sia il metodo gentile che mira a voler “cambiare il comportamento”, senza prima comprendere da cosa sia causato.
Anche l’uso che gli educatori cognitivo-relazionali fanno dei rinforzi positivi e delle punizioni negative è diverso rispetto a quello che si può immaginare. Lo scopo principale non è tanto quello di correggere un comportamento ma di creare connessioni tra:
- le sinapsi nella mente del cane, che costruendo nuovi percorsi cognitivi, apprende davvero nuove cose e fa esperienza;
- il cane e il suo umano-guida che imparano a lavorare insieme.
I principi del metodo cognitivo relazionale
Per capire nella pratica di cosa si tratta, diremo che il metodo cognitivo relazionale si basa su 3 principi. Eccoli trattati a uno a uno.
“Anche i cani sono persone”
Lo so, è una frase che di primo acchito può far discutere molti. Ma l’ho sentita per la prima volta durante la lezione della scorsa settimana del corso per educatori cinofili ThinkDog. Rende a mio parere molto bene il concetto e rappresenta probabilmente il principio cardine di questo metodo.
La frase in questione è del neuroscienziato Gregory Berns, autore del libro ‘Come i cani ci amano’; era il titolo di un articolo pubblicato sul New York Times. Ma cosa intende?
Per capirne il significato dobbiamo ritornare all’epoca dell’antica Roma: in latino il termine “persona” significa “maschera teatrale“, “personaggio” o “ruolo drammatico“. Indica quindi “ciò che caratterizza qualcuno o qualcosa” e non è affatto un sinonimo di essere umano, così come oggi giorno erroneamente pensiamo.
Questa frase significa quindi che ogni cane è un essere a sé, con un proprio carattere, dipendente dall’indole ma anche dalle esperienze fatte in vita. Ogni cane prova emozioni, pensa e ha delle motivazioni personali, cioè sue ed esclusivamente sue. Ogni cane, essendo un essere vivente senziente, dovrebbe essere (ma nelle culture evolute già lo è) titolare di diritti, che la sua famiglia in primis e la società si impegnano a riconoscere, rispettare e proteggere.
Attenzione: il cane non è però un essere umano!
I cani sono mammiferi e creature sociali, e per questo vivendo a contatto con l’uomo hanno dimostrato un grande spirito di adattamento. Talvolta sembra quasi che ci assomiglino, ma i cani sono persone e non umani, per questo è importante conoscere i loro bisogni, come quello di annusare, passeggiare giornalmente, vivere attimi in libertà, rotolarsi (anche nello “schifo”), mangiare sano, riposare, sentirsi protetti, giocare… Qualcosa potrà sembrarci strano e costarci un “sacrificio”, come vedere il nostro cane che scava riempiendosi di terreno o che fa la “spa” nel fango oppure che annusa l’ano o gli organi genitali dei suoi simili e non solo (perché il cane individua anche i nostri cambiamenti ormonali), ma per lui è assolutamente normale. Con il tempo, lo sarà anche per noi vederlo comportarsi semplicemente da cane!
L’educazione cinofila riguarda l’umano tanto quanto il cane
Proprio perché ogni individuo è diverso, un bravo educatore cognitivo relazionale, per capire davvero chi ha di fronte, non può non osservare anche l’ambiente in cui vive il cane e gli umani o gli altri animali con cui lui si relaziona. Per elaborare un programma di lavoro è necessario conoscere quindi l’intero contesto sociale.
L’umano o gli umani di riferimento quindi è/sono parte integrante del progetto formativo. I risultati migliori si otterranno solo se tutti fanno la loro parte e seguono i consigli dell’esperto.
Relazione al centro
Quindi l’educatore cinofilo cognitivo relazionale andrà a lavorare proprio sul rapporto cane-umano affinché tra i due si crei una relazione basata sulla fiducia, sul rispetto e ascolto reciproco.
In che modo l’educatore connette l’umano e il suo cane?
Nella pratica, durante il corso con il proprio educatore di riferimento il cliente imparerà a:
- riconoscere i bisogni del suo cane e quello che il 4 zampe vuole comunicargli nel suo linguaggio;
- comprendere le proprie emozioni e quelle del cane, allenando la sua capacità empatica;
- individuare le motivazioni e capacità fisiche e cognitive del suo cane e proporre delle attività che possano rafforzarle o mantenerle;
- utilizzare il rinforzo positivo per insegnare al cane qualcosa, ma andando oltre il semplice uso meccanicistico del premio. L’intervento sarà più profondo perché finalizzato a creare nuovi percorsi cognitivi nella mente del cane, e personalizzato perché basato su indole, storia personale, convinzioni e emozioni del momento. Non ci sono quindi manuali di “addestramento” ma una serie di tentativi fino ad arrivare alla soluzione giusta per quel cane e la sua famiglia.
Rinforzo positivo: qualche esempio!
Capire in che modo viene usato il rinforzo positivo con i cani secondo il metodo educativo cognitivo relazionale è probabilmente una delle difficoltà maggiori. Innanzitutto partiamo con il dire che il rinforzo potrebbe non essere necessariamente una cosa (cibo o gioco), ma un atteggiamento. Mi spiego meglio, proponendovi un esempio pratico. Immaginiamo di avere un cane di piccola taglia molto sensibile alla “vicinanza” altrui. Per lui già lasciargli spazio potrebbe essere visto come un premio. Quindi quando gli diciamo “seduto”, invece di dargli un biscottino nell’immediato secondo come siamo stati abituati a fare finora, potremmo iniziare a fare un passo indietro o spostare semplicemente il peso del nostro corpo per non sovrastarlo, magari dicendogli un bel: “Ma che bravo”! (Tranquilli, i cani riescono a imparare perfettamente il significato di questa parola, se ben accompagnata da una mimica facciale e un tono di voce coerenti). Solo dopo aver fatto tutto questo, possiamo dargli il biscottino, ma ecco, sarà davvero un rinforzo, perché il cane avrà già avuto il suo premio reale: la nostra approvazione.
Tutto ciò quindi implicherà un grosso lavoro su se stessi, sulle proprie ansie, paure, credenze. Il trucco per comunicare con un essere vivente diverso è liberare la mente da tutto quello che si crede di sapere e indossare i panni del cane. Se si riesce a farlo “sentire sentito“, avremo un cane davvero felice.
Quali cambiamenti ho visto in Lady?
Da quando Alessandra mi ha parlato del approccio cognitivo relazionale per capire e rapportarsi con i cani, ho visto in Lady dei notevoli cambiamenti.
- Ѐ visibilmente più felice, perché finalmente ho capito quanto importante fosse per lei passare giornalmente del tempo all’aria aperta e in libertà. Ovviamente ho dovuto imparare a capire dove e quando sganciare il guinzaglio. La libertà è una conquista possibile ma graduale, che ha modi e tempi diversi a seconda del cane.
- Ѐ più coraggiosa. Quando sente un rumore forte spesso fa un balzo di due metri, ma un tempo sarebbe scappata, ora cerca subito il mio sguardo. Appena vede il mio volto sereno, si tranquillizza immediatamente. Quest’anno siamo riusciti a fare le nostre passeggiate anche durante il periodo natalizio, mentre qualche “gentile” concittadino si divertiva a sparare i botti. In passato sarebbe stato impossibile. Hai anche tu questo problema e vuoi sapere come risolverlo? Leggi la guida sulla gestione dei botti. Inoltre, quando vede qualcosa che non conosce e la spaventa non si paralizza più, ma si fa guidare da me alla scoperta del nuovo.
- Non è più abitudinaria come prima. Ovviamente come ogni cane ha una sua routine (ed è importantissimo che la mantenga), ma è più disposta al cambiamento: adesso è più facile portarla in posti nuovi, passeggiare in strade che non conosce, fare giochi diversi. Anzi, spesso è proprio lei a prendere l’iniziativa.
- Ha molti meno pregiudizi nei confronti degli altri cani. Questo non significa che è tornata socievole come un tempo, ma sicuramente sa prendere decisioni più ponderate. Se non vuole conoscere un cane, me lo fa capire e si lascia guidare da me con più facilità. In altre occasioni ha saputo fare da sola la scelta giusta, che non è sempre quella di ignorare l’altro, ma di gestire adeguatamente l’interazione senza farsi governare dalla paura.
Da quando ho iniziato a studiare come educatrice cinofila, ho notato inoltre dei piccoli passi avanti sulla sua autostima, si sente più capace. Ma ve ne parlerò nel dettaglio in un altro articolo, perché le tecniche che sto usando su consiglio della mia insegnante meritano una trattazione separata.
Quali vantaggi ho ottenuto io da quando seguo questo approccio
Come avrete capito, il metodo cognitivo relazionale è molto più che un semplice modo di educare il proprio cane, è uno stile di vita. Intraprendere questo percorso ha quindi portato a incredibili cambiamenti e vantaggi anche in me e nella mia quotidianità.
Posso dirvi innanzitutto che mi ha reso più paziente e calma. Prima andavo in ansia per qualsiasi cosa che riguardasse Lady, adesso so fermarmi, respirare e valutare la situazione con maggiore razionalità. Non tutto quello che sembra un’urgenza lo è sul serio.
Ho imparato a rallentare e dedicarmi giornalmente dei momenti di assoluta tranquillità: quando sono a passeggio con Lady, cerco di non usare il telefono se non urgente e di godermi ogni attimo insieme.
Ho iniziato a delegare alcune scelte, non serve fare il “capobranco” per avere il rispetto del tuo cane. Quindi, in passeggiata se lei si ferma ad annusare, io mi fermo. Una strada la scelgo io, una lei. Ci alterniamo. Quando penso a una passeggiata ideale, immagino una danza, non un obbligo, non un percorso fisso.
Ho smesso di inseguire la perfezione in me e di ricercarla nel mio cane. Ci ho visto realmente, ci ho capito e accettato. Essere felici è decisamente più appagante rispetto all’essere i migliori in ogni situazione.
Mi sono sentita persino “meno pazza“: questa mia forte sensibilità e empatia verso il prossimo, chiunque egli o esso sia, il mio voler stare sempre a contatto con la natura, circondata da cani, era spesso interpretato come “strano” da parte delle mie conoscenze. Adesso so che l’empatia è un dono stupendo, che devo solo imparare a controllare meglio. Ma è proprio grazie a questo dono che ho iniziato a costruire un rapporto solido con Lady 6 anni fa, che sto migliorando e rafforzando ulteriormente grazie ai miei studi come educatrice cinofila. Approcciarmi alla vita in questo modo ha fatto sentire sentita anche me per la prima volta.
Se anche tu ti riconosci in queste parole, se anche tu vuoi costruire questo tipo di rapporto con il tuo amico a 4 zampe, forse avete trovato la vostra strada.
